Sentenza n° 5609/2017 del 07/03/2017


La Sentenza n° 5609/2017 del 07/03/2017 della Suprema Corte di Cassazione riguarda un contenzioso tra un Privato ed una Società di Recupero Crediti.

Il privato in questione presenta opposizione ad una esecuzione immobiliare per Euro 216.062,94.

Con la sentenza di primo grado, dopo che si è espressa la CTU, il Giudice accoglie le contestazioni sul diritto a procedere da parte della Banca, contestando alla medesima che il cliente aveva ESTINTO la sua Obbligazione mediante versamenti su un altro conto corrente; inoltre il legislatore supportato dai dati elaborati dalla CTU, solleva il reato di applicazione di INTERESSI ULTRALEGALI da parte dell’istituto di credito a danno del suo cliente.

Perso il primo grado, la società di Recupero Crediti, a cui la banca ha ceduto il suo credito, presenta ricorso in Appello nel 2015 ma , la Corte di Appello del Tribunale di Cagliari dichiara inammissibile il ricorso ai sensi dell’art. 348 del Codice di Procedura Civile.

Successivamente, come ultima istanza, si ricorre al giudizio della Suprema Corte di Cassazione.

La Cassazione condanna ulteriormente l’operato della Banca affermando che

“affinché una convenzione relativa agli interessi ultralegali sia validamente stipulata, deve avere forma scritta e contenere l’indicazione della percentuale del tasso di interesse in ragione di un periodo predeterminato…..” comportando, in caso contrario, la nullità del Contratto.

Ne è derivata l’azione restitutoria da parte della Banca verso il Cliente di TUTTI gli interessi pagati.

 

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